Data storytelling sobrio: pochi numeri, ben messi

In politica, i numeri servono per spiegare, non per stupire.
Ma troppo spesso vengono usati come armi o come ornamenti: percentuali buttate in grafica, cifre senza contesto, paragoni che confondono invece di chiarire.
Il risultato è un effetto paradossale: invece di rafforzare la credibilità, il dato la indebolisce.

Fare data storytelling sobrio significa scegliere pochi numeri, ben costruiti, visivamente leggibili e narrativamente solidi.
Non serve impressionare: serve far capire.

Il numero chiave: uno solo, per volta

Ogni contenuto dovrebbe ruotare attorno a un solo dato centrale, quello che cambia la percezione o sintetizza il risultato.
Se servono più numeri, devono essere gerarchizzati: il principale in evidenza, gli altri a supporto.

Domande guida per scegliere il numero chiave:

  • Esprime un cambiamento (prima/dopo) o solo un volume?
  • È verificabile da fonte pubblica o istituzionale?
  • Si capisce in 5 secondi, anche fuori contesto?

Esempio:
“+22% di raccolta differenziata in un anno” è più chiaro e memorabile di “Siamo passati dal 58,3% al 71%”.

Il numero chiave deve dire cosa è cambiato, non solo quanto è grande.

Il contesto minimo: quanto basta per capire

Ogni dato senza cornice cognitiva rischia di essere frainteso.
Non serve aggiungere tabelle, basta fornire le coordinate giuste:

  • Quando (periodo di riferimento)
  • Dove (ambito territoriale o amministrativo)
  • Perché conta (conseguenza per le persone)

Esempio:
“In un anno, i tempi di attesa per le visite si sono ridotti da 40 a 18 giorni. Significa che chi prenota oggi viene visitato in meno di tre settimane.”

Tre righe bastano a dare significato a un numero.

La metafora concreta: dal dato al concetto

Il cervello ricorda le immagini, non le cifre.
Ogni numero può diventare un’immagine mentale: basta trovare la metafora giusta.

  • “Un autobus in più ogni dieci minuti” rende meglio di “+12% di corse.”
  • “Un ospedale risparmia l’equivalente di una settimana di lavoro ogni mese” è più intuitivo di “−4,8% di tempi medi di attesa.”

La metafora visiva trasforma la statistica in esperienza: fa capire e ricordare.

Regole tipografiche e layout a prova di mobile

Un numero mal progettato è un numero perso.
Il 90% delle persone legge da smartphone: la leggibilità è più importante dell’estetica.

Regole base:

  • Usa un font chiaro e senza grazie.
  • Dimensione minima: 24 pt per i titoli, 14 pt per il corpo testo.
  • Contrasto alto (chiaro/scuro) per garantire accessibilità.
  • Spazio bianco intorno al dato principale: aiuta l’occhio a isolarlo.
  • Allineamento coerente: i numeri devono “respirare”, non competere con il testo.

Evita sfondi rumorosi, effetti 3D e palette troppo vivaci: l’attenzione si deve fermare sul messaggio, non sulla forma.

Il test dei 5 secondi

Un buon contenuto di data storytelling supera un test semplice:
Mostralo per cinque secondi e chiedi:

  1. Qual è il numero chiave?
  2. Cosa rappresenta?
  3. Cosa significa per me?

Se il pubblico non riesce a rispondere a tutte e tre le domande, il contenuto va semplificato.
L’obiettivo è che il dato diventi memoria visiva, non esercizio di grafica.

KPI per misurare la chiarezza dei dati

  • Recall numerico nei commenti → le persone citano il dato (“quel 22%”) o lo riscrivono a modo loro.
  • Numero di salvataggi → segnale di utilità e chiarezza informativa.
  • Click su approfondimenti → misura della fiducia nel contenuto e del desiderio di verifica.

Pochi numeri, ben messi

In politica, mostrare un dato è un atto di responsabilità: ogni cifra racconta un pezzo di realtà.
Saperla ridurre all’essenziale non è un limite, ma una prova di padronanza.
Un numero spiegato bene non serve solo a convincere: serve a rendere la complessità comprensibile — e la trasparenza, tangibile.