In televisione, il tempo non è solo denaro: è controllo.
Un’intervista non è una conversazione, ma un’arena con regole implicite. L’intervistatore incalza, il tempo stringe, l’attenzione del pubblico si disperde facilmente.
Chi fa politica e comunica in TV deve saper governare tre dimensioni contemporaneamente: il ritmo, la sintesi e la presenza.
L’obiettivo non è “dire tutto”, ma atterrare sul punto — in modo chiaro, solido e memorabile.
Perché le interviste si perdono (e si dimenticano)
Le dispersioni nascono sempre dallo stesso errore: voler rispondere a tutto.
Ma in TV non vince chi spiega meglio, vince chi lascia un’idea chiara dopo la risposta.
Il pubblico non misura la completezza, misura la comprensibilità.
E i giornalisti non citano i dettagli, citano la frase che funziona da titolo.
Un’intervista riuscita è quella in cui chi parla decide prima dove vuole far atterrare ogni risposta.
Le “frasi-boa”: come ancorare il messaggio
Una “frase-boa” è un concetto sintetico che orienta l’intera risposta.
Si chiama così perché, come in mare, serve a non perdere la rotta anche quando le onde (le domande) cambiano direzione.
Come costruirle:
- Parti dal messaggio chiave: cosa vuoi che resti al pubblico?
- Sintetizzalo in una frase da 12–14 parole.
- Verifica che abbia un verbo forte, un soggetto chiaro e un’immagine concreta.
Esempio:
- Lungo: “Il nostro obiettivo è favorire una transizione ecologica che non penalizzi le famiglie.”
- Frase-boa: “La transizione deve essere giusta, non un lusso per pochi.”
Tre “frasi-boa” bastano per un’intervista media: una per ogni blocco tematico.
Quando l’intervistatore devia, basta tornare lì. È la tua àncora.
Il ritmo e le pause intenzionali
In un contesto televisivo, il ritmo è tutto.
Parlare troppo veloce genera ansia, parlare troppo lento fa perdere attenzione.
L’ideale è una cadenza media con pause corte e intenzionali.
Regola dei tre respiri:
- Dopo ogni idea chiave, respira e ferma per un secondo.
- Evita filler come “ehm”, “diciamo”, “allora”: sono tic verbali che diluiscono l’autorevolezza.
- Allenati a sostituirli con silenzi brevi: la pausa comunica padronanza.
Chi sa fermarsi dopo un punto forte dà tempo al pubblico di metabolizzare.
In televisione, la pausa è segno di controllo, non di esitazione.
Gestire gli incalzanti
Gli intervistatori bravi non interrompono per fastidio: lo fanno per testare la tenuta.
La chiave è mantenere il proprio ritmo senza perdere compostezza.
Tre tecniche semplici:
- Riformulazione sintetica: “Mi lasci solo chiarire questo punto…” — e riporti al messaggio.
- Frase chiave di ritorno: chiudi ogni replica con la tua frase-boa.
- Chiusura controllata: concludi in 12–14 secondi, poi taci. L’intervistatore interverrà, ma la tua idea sarà già passata.
Come allenarsi
Simula un’intervista di tre minuti.
Ascolta la registrazione e verifica:
- Quante volte hai usato le frasi-boa?
- Quanti filler hai inserito?
- Hai chiuso ogni risposta in meno di 15 secondi?
Riascolta con il volume basso: il ritmo è coerente? Le pause fanno capire i passaggi chiave?
Lavorare su queste microdinamiche vale più di dieci ore di retorica.
KPI per valutare l’efficacia
- Retention media delle clip: quanto resta il pubblico prima di cambiare canale o scorrere.
- Percentuale di citazioni corrette del messaggio principale nei media e sui social.
- Share di replay o estratti ripubblicati: misura di chiarezza e impatto.
Quando la frase che volevi far passare diventa il titolo o viene ripetuta dal pubblico, significa che hai centrato il punto: hai parlato poco, ma hai detto tutto.
La chiarezza, in TV, non è una dote. È una disciplina.